Vitamina B12, importantissima per tutti!!
http://www.veggiechannel.com/video/scienze-medicina-salute-alimentazione/carenze-integrazione-vitamina-b12-luciana-baroni
giovedì 30 giugno 2016
mercoledì 20 aprile 2016
Lo stolto non ha ancora capito che deve guardare la luna, non il dito
Poveri vegetariani, sempre in affanno per la propria salute. Proprio adesso che la recentissima posizione sulle diete vegetariane della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) li aveva tranquillizzati sul fatto che anche in Italia non rischiano la tanto invocata carenza di ferro e proteine, ecco in arrivo un’altra preoccupazione: la dieta vegetariana provocherebbe una mutazione genetica che favorirebbe la comparsa di cancro e malattie cardiovascolari.
Sic et simpliciter.
Ma che strano. Gli studi epidemiologici condotti su centinaia di migliaia di vegetariani dicono l’esatto contrario: i vegetariani hanno un rischio sensibilmente ridotto di malattie cardiovascolari e tumori. E allora? Qualcosa non torna, forse anche quest’ultima storia è stata, “stranamente” mal raccontata. Chissà perché capita sempre che prevalga il pensiero paleologico quando dà la possibilità di mettere in guardia la popolazione dall’adozione di una dieta vegetariana, mentre l’enorme mole di dati che sostengono i molti effetti positivi sulla salute di questa dieta passa solitamente in sordina. «All'inizio eravamo contenti che le nostre ricerche suscitassero un tale interesse, poi ci siamo accorti che la maggior parte degli articoli raccontavano cose non vere» ha dichiarato il prof. Kaixiong Ye, uno degli autori.
Vogliamo allora vedere insieme cosa dice veramente questa ricerca?
Va premesso che gli acidi grassi a lunga catena (LCPUFAs) non sono grassi essenziali, ma vengono sintetizzati dall’organismo, sulla base delle proprie necessità, per la produzione di molecole di regolazione e grassi strutturali del Sistema Nervoso. Questo avviene a partire dagli acidi grassi essenziali Alfa-Linolenico (omega-3) e Linoleico (omega-6) attraverso una via enzimatica (FADS) che, come tutte le attività metaboliche del nostro corpo, è regolata dai geni (DNA). FADS1 e FADS2 sono enzimi essenziali per questa conversione. Poiché i LCPUFAs possono essere assunti già preformati a partire da cibi animali, soprattutto marini, appare chiaro che chi ha una dieta che li fornisce direttamente (carnivori e pescivori) non avrà bisogno di efficienti meccanismi di conversione mentre chi, come i vegetariani, non assume LCPUFAs preformati, beneficierà di una via di conversione efficiente.
I ricercatori della Cornell University hanno giusto individuato una variante genetica che è evoluta nelle popolazioni che storicamente hanno seguito una dieta a base vegetale, e che rende più efficiente la conversione. Un differente allele di questo gene, che rende meno efficiente la conversione e quindi è adatta per una dieta a base di animali marini, è stata individuata negli Inuit, che consumano prevalentemente pesce.
Secondo i ricercatori si tratta di un polimorfismo genetico di natura adattativa, che appare essersi selezionato naturalmente in individui appartenenti a popolazioni storicamente vegetariane come gli Indiani (68%) rispetto individui USA, a dieta occidentale (18%). L’utilizzo di campioni appartenenti al Genomes Project ha confermato la prevalenza di questo polimorfismo favorente la sintesi endogena di LCPUFAs nel 70% di Sud Asiatici, 53% di Africani, 29% di Asiatici orientali, e 17% di Europei. Al contrario, negli Inuit della Groenlandia si è selezionata la variante differente, che rende meno efficiente la formazione di LCPUFAs. Questo perché questi soggetti ricavano questi acidi grassi direttamente dalla dieta, e quindi non necessitano di efficaci meccanismi di conversione, che anzi data la selezione naturale alla quale queste popolazioni sono state sottoposte, potrebbero essere lesivi per la loro stessa sopravvivenza.
Dice il prof. Brenna, maggior autore: «Nei vegetariani, la domanda fisiologica di LCPUFAs probabilmente ha favorito un corredo genetico in grado di supportare in modo efficiente la sintesi di questi metaboliti fondamentali». L’allele “vegetariano” si è quindi selezionato in popolazioni che hanno seguito diete a base vegetale per centinaia di generazioni. Questa variante si è affermata secondo la logica del vantaggio genetico che caratterizza l’evoluzione delle specie: è cioè vantaggiosa per l’organismo di chi basa la propria alimentazione prevalentemente su cibi vegetali.
«Si tratta di uno dei più interessanti esempi di adattamento locale. L’adattamento è dato dall’inserzione di un piccolo frammento di DNA di cui conosciamo la funzione. Questa funzione si è rivelata sfavorevole quando si è estesa alle popolazioni Inuit, provocando la selezione di individui che non la presentavano. E' quindi possibile che nella storia evolutiva umana e secondo le epoche, quando le popolazioni si sono spostate in ambienti diversi seguendo un regime vegetariano, o a base di pesce, ci sia stata un adattamento del gene in questione», dichiara sempre il Prof Kaixiong Ye.
Che è più complesso che affermare che "l'alimentazione vegetariana porta a delle modificazioni genetiche”.
«Molti articoli che parlano del nostro studio fanno errori», dice Alon Keinanmais, un altro degli autori. «Non è pericoloso essere vegetariani. Un individuo che arriva da una popolazione che è vegetariana da molte generazioni ha forti probabilità di avere questa variante che favorisce la sintesi dei LCPUFAs da parte dell’organismo. In quel caso il regime vegetariano è per lui la scelta migliore. Al contrario se questa persona mangia delle carni rosse regolarmente potrebbe avere dei livelli elevati di omega 6, che hanno effetti infiammatori e possono portare a malattia cardiache o ad alcuni tipi di cancro». E questo è un motivo in più perché rimanga vegetariano!!!!
Ricordiamo che le nuove linee guida dietetiche per vegetariani italiani raccomandano di mantenere il rapporto massimo di 1:4 nelle assunzioni di omega3-omega-6 della dieta.
Questo è possibile semplicemente:
-assumendo buone fonti di omega-3 (noci, semi di chia, semi e olio di lino)
-consumando gli altri grassi della dieta sotto forma di olio di oliva e limitando/abolendo il consumo di tutti i cibi animali (anche latticini e uova) e prodotti da forno industriali.
Vedi per approfondimenti http://www.piattoveg.info/omega3.html
Fonti: http://mbe.oxfordjournals.org/content/early/2016/03/09/molbev.msw049.abstract
http://www.news.cornell.edu/stories/2016/03/eating-green-could-be-your-genes
http://www.agoravox.it/La-dieta-vegetariana-non-fa-venire.html
http://www.today.it/scienze/dieta-vegetariana-mutazioni-genetiche.html
http://www.lescienze.it/news/2016/03/30/news/adattamento_genetico_dieta_vegetariana-3033472/
Luciana Baroni
15.04.2016
in memoria di mio padre
venerdì 1 gennaio 2016
VOTATE, VOTATE, VOTATE
Cara Luciana,
ti scrivo per informarti che i lettori della nuova rivista VEGAN ITALY, dedicata alla cultura vegana e animalista, ti hanno nominato tra i migliori rappresentanti di questo movimento.
Ti chiediamo allora di aiutarci a promuovere questa iniziativa, pubblicizzando e promuovendo l'ultimo mese di votazione sui tuoi social, blog e tra i tuoi contatti per stabilire chi è il Migliore di ciascuna categoria.
I dieci nominativi che presentiamo in queste pagine sono quelli che hanno ricevuto più segnalazioni nella prima fase del progetto.
Ecco i primi 10 nominati per ciascuna categoria:
• Miglior LOCALE
• Miglior FOODBLOGGER
• Miglior LIBRO DI CUCINA
• Miglior TESTIMONE italiano
• Miglior TESTIMONE italiana
• Miglior LOCALE
• Miglior FOODBLOGGER
• Miglior LIBRO DI CUCINA
• Miglior TESTIMONE italiano
• Miglior TESTIMONE italiana
Questo il link dove votare il preferito in assoluto entro il 31 gennaio 2016: http://www.veganitaly.it/imigliori
Ti ringraziamo fin da ora per la tua attenzione e per l'eventuale adesione al progetto!
Grazie mille e a presto,
Michela Lavagno
Ufficio Stampa
Edizioni SondaC.so Indipendenza, 63 - 15033 Casale Monf. (Al)
tel 0142 461516
fax 0142 461523
www.sonda.it
Edizioni SondaC.so Indipendenza, 63 - 15033 Casale Monf. (Al)
tel 0142 461516
fax 0142 461523
www.sonda.it
mercoledì 23 dicembre 2015
divulghiamo questo comunicato con preghiera di massima diffusione,
Potete trovare la versione on-line alla pagina:
http://www.agireora.org/ecologia/calorie-insalata-pancetta-3011.html
Potete trovare la versione on-line alla pagina:
http://www.agireora.org/ecologia/calorie-insalata-pancetta-3011.html
Grazie,
La Redazione di SSNV
La Redazione di SSNV
[COMUNICATO STAMPA]
DIETA VEGETALE AMICA DELL'AMBIENTE, NON CERTO NEMICA,
COME CONFERMATO DA DECENNI DI STUDI: ASSURDO CONFRONTARE
LE CALORIE DELLA PANCETTA CON QUELLE DELL'INSALATA!
17 dicembre 2015
DIETA VEGETALE AMICA DELL'AMBIENTE, NON CERTO NEMICA,
COME CONFERMATO DA DECENNI DI STUDI: ASSURDO CONFRONTARE
LE CALORIE DELLA PANCETTA CON QUELLE DELL'INSALATA!
17 dicembre 2015
Varie agenzie e giornali titolano in questi giorni "Dieta vegetariana nemica dell'ambiente" e frasi simili, sostenendo che "la pancetta ha un minor impatto ambientale rispetto all'insalata" a parità di calorie.
Il problema di base in questo ragionamento è l'assurdità di mettere a confronto l'impatto "a parità di calorie" di due cibi con contenuto calorico diversissimo: sarebbe come dire che bere 1 litro di acqua ha un impatto infinitamente maggiore del mangiare 1 etto di pancetta "a parità di calorie", visto che l'acqua ha un contenuto calorico nullo!
Ma in una normale dieta quotidiana il fabbisogno calorico non si ricava né dall'acqua, né dalle verdure: da queste ultime si ottengono la fibra, vitamine, minerali, fitocomposti, tanti micro e macro nutrienti utili, anzi indispensabili, alla nostra salute. Non è alla verdura che ricorriamo per raggiungere la quota calorica necessaria, ma ai cereali, ai legumi, alla frutta secca e semi, all'olio.
Al contrario, un ampio (ma non irrealistico) consumo di verdura ci aiuta proprio a evitare l'eccesso di calorie, facendoci raggiungere prima il senso di sazietà, grazie all'elevato contenuto di fibra.
Un incremento del consumo di verdura è necessario in qualsiasi regime alimentare, in quanto nell'odierna dieta media questi importanti alimenti vengono contemplati in quantità esigue, incompatibili con una sana ed equilibrata alimentazione. Questo però non significa che una data quantità di un alimento molto calorico - come può essere la pancetta, o un altro insaccato, o i formaggi - vada sostituita con una quantità 28 volte maggiore di un cibo che ha 28 volte meno calorie. E' chiaro che ragionando in questo modo si possono "dimostrare" tesi assurde, perché si assume un consumo irrealistico di verdura.
Il numero 28 non è stato citato a caso: è esattamente il rapporto fra le calorie di 100 g di pancetta rispetto alle calorie di 100 g di insalata. Un etto di pancetta contiene circa 400 calorie, un etto di insalata 14. Quindi per ottenere 400 calorie dall'insalata ne dovremmo consumare quasi 3 kg! Ma chi si sognerebbe mai di compiere un'azione del genere? Un ragionamento simile vale anche per la altre verdure, per esempio le zucchine: nessuno consumerebbe mai 4 kg di zucchine per ottenere le stesse calorie di un etto di pancetta. Sarebbe semplicemente impossibile.
Quello che va invece confrontato sono due diete giornaliere complete, una 100% vegetale e una con una grande componente di cibi animali a parità di calorie: in quel caso è palese - ed è stato dimostrato da tanti studi degli ultimi decenni e mai smentito - che l'impatto di quella a base di cibi animali è molto più alto di quella 100% vegetale, da ogni punto di vista: emissioni di gas serra, consumo di acqua, di energia, di suolo.
Nessun conflitto tra salute ed ecologia, tutt'altro
Non esiste dunque alcun conflitto tra salute umana ed ecologia, anzi, è vero il contrario, e questo è stato di recente affermato in modo esplicito dal Dietary Guidelines Advisory Committee, il Comitato del dipartimento per la salute e del dipartimento per l'agricoltura del governo degli USA, sulla base dei più quotati studi scientifici pubblicati tra il 2000 e il 2015. Il comitato afferma che:
- tutti gli studi erano concordi nel dimostrare che maggiori consumi di cibi animali sono associati a un maggior impatto sull'ambiente, mentre maggiori consumi di cibi vegetali sono associati a un minor impatto.
- Gli studi erano concordi nel sostenere che le diete che promuovono una miglior salute promuovono anche la sostenibilità.
- Gli studi hanno mostrato che diete più sane che seguono le linee guida sono più sostenibili ambientalmente rispetto a quelle tipiche consumate dalla popolazione.
La logica e la matematica lo confermano
Questa è la realtà dei fatti, ed è facilmente spiegata da un punto di vista razionale: per ottenere la carne (ma anche latticini o uova) occorre coltivare il terreno per produrre cibo per gli animali d'allevamento, nutrire gli animali e poi macellarli. In media, per ogni kg di carne ottenuta da un animale, bisogna coltivare 15 kg di vegetali (cereali e leguminose, per lo più). E' chiaro dunque che se invece si coltivano direttamente i vegetali per il consumo umano, senza questo passo intermedio di "trasformazione" da vegetali a carne, occorre coltivare molti meno vegetali (o, con gli stessi vegetali, si nutrirebbero molte più persone) e quindi si consuma meno terreno, meno acqua, meno energia e di conseguenza si emettono meno gas serra dal processo produttivo.
Nessuna "dimostrazione" o pseudo tale può contrastare questa realtà dei fatti, molto semplice da capire per tutti. Arrivare a sostenere che una dieta basata sui vegetali consuma più risorse confrontando le calorie della pancetta con quelle dell'insalata è davvero un pessimo servizio che si fa ai cittadini, un grave insulto alla loro intelligenza.
Scegliere se introdurre o meno nella propria alimentazione prodotti animali, fa la differenza, eccome, sull'impronta ecologica del singolo, e tale scelta è l'arma più potente che il singolo cittadino ha a disposizione per abbattere il proprio impatto negativo sull'ambiente: una dieta onnivora media, a parità di calorie, impatta quasi 7 volte tanto rispetto a una dieta 100% vegetale. (Fonte: Baroni L, Cenci L, Tettamanti M, Berati M Evaluating the environmental impact of various dietary patterns combined with different food production systems, Eur J Clin Nutr. 2007 Feb;61(2):279-86. Epub 2006 Oct 11).
E' quindi particolarmente importante non lasciarsi fuorviare da esercizi di fantasia basati su presupposti irrealistici.
Comunicato di:
NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
http://www.nutritionecology.org - info@nutritionecology.org
NEIC - Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione
http://www.nutritionecology.org - info@nutritionecology.org
lunedì 11 maggio 2015
venerdì 8 maggio 2015
Ciclo di vita: Intervista a Luciana Baroni, Presidente di Società...
Ciclo di vita: Intervista a Luciana Baroni, Presidente di Società...: Sono molto contenta di aver avuto l
giovedì 16 aprile 2015
Ensuring good nutritional status in patients with Parkinson's disease: challenges and solutions
Luciana Baroni,1 Cristina Zuliani2
1Primary Care Unit, Northern District, Azienda ULSS 9 Treviso, Italy; 2Department of Neurology, General Hospital, Mirano, Venice, Italy
Abstract: Nutrition is becoming an important tool in the management of the main chronic diseases, including Parkinson's disease (PD). Nutritional status has been shown to deteriorate with the progression of PD, due to motor and nonmotor complications. Dietary protein can reduce the effectiveness of levodopa treatment in PD patients, since the large neutral amino acids and levodopa share the same saturated carrier system, while fiber can improve the drug bioavailability. Moreover, nutrition seems to be directly involved in PD risk: high dietary intakes of animal fat, iron, mercury, and dairy, as well as western dietary patterns can increase it, while intake of some antioxidant compounds and plant-based dietary patterns can be protective. The means of ensuring good nutritional status in PD range from providing adequate energy and nutrients for the body, to considering in a broader perspective, the management of motor and nonmotor symptoms and chronic levodopa treatment complications, as well as pursuing potential neuroprotection. This review summarizes the most relevant results in the literature, and discusses the contribution of diet in the management of PD.
Keywords: levodopa, Mediterranean diet, plant-based diet, protein-redistribution diet, vegetarian diet
Luciana Baroni,1 Cristina Zuliani2
1Primary Care Unit, Northern District, Azienda ULSS 9 Treviso, Italy; 2Department of Neurology, General Hospital, Mirano, Venice, Italy
Abstract: Nutrition is becoming an important tool in the management of the main chronic diseases, including Parkinson's disease (PD). Nutritional status has been shown to deteriorate with the progression of PD, due to motor and nonmotor complications. Dietary protein can reduce the effectiveness of levodopa treatment in PD patients, since the large neutral amino acids and levodopa share the same saturated carrier system, while fiber can improve the drug bioavailability. Moreover, nutrition seems to be directly involved in PD risk: high dietary intakes of animal fat, iron, mercury, and dairy, as well as western dietary patterns can increase it, while intake of some antioxidant compounds and plant-based dietary patterns can be protective. The means of ensuring good nutritional status in PD range from providing adequate energy and nutrients for the body, to considering in a broader perspective, the management of motor and nonmotor symptoms and chronic levodopa treatment complications, as well as pursuing potential neuroprotection. This review summarizes the most relevant results in the literature, and discusses the contribution of diet in the management of PD.
Keywords: levodopa, Mediterranean diet, plant-based diet, protein-redistribution diet, vegetarian diet
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