lunedì 21 aprile 2014

NUOVO STUDIO SULLA SALUTE DEI VEGETARIANI: SPECCHIETTO PER ALLODOLE MOLTO "VOLENTEROSE"


Nelle ultime settimane è girata come un incessante tam-tam la notizia di un nuovo studio "choc", condotto da alcuni ricercatori austriaci, che nell’immaginario dei giornalisti "ribalterebbe" l'attuale stato delle conoscenze sulla buona salute dei vegetariani, dimostrando inequivocabilmente che questa non sarebbe poi così buona, ma che in verità sarebbe invece pessima. I vegetariani esaminati in questo studio risulterebbero infatti di salute più cagionevole, ricorrendo maggiormente a farmaci, dei soggetti non-vegetariani esaminati dai ricercatori.
Peccato però che, sapendo ben leggere e possedendo il raro attributo dell’onestà intellettuale, al di la del titolo e delle prime righe dell'abstract, il reale contenuto dello studio in oggetto ne sveli l'assoluta inconsistenza. Si tratta infatti di poco più di un sondaggio, in cui gli intervistati auto-riferivano i dati raccolti, compreso il fatto di essere vegetariano o meno, dato questo che negli studi seri viene invece valutato sulla base di questionari alimentari. Nessuno dei dati raccolti è stato oggetto di alcun controllo da parte dei ricercatori, non è stato raccolto alcun dato sulla composizione nutrizionale delle diete e, fatto ben più importante in termini di validità dello studio, si tratta di una analisi cross-sectional, cioè trasversale.
In uno studio trasversale viene “fotografata” la situazione in un dato momento della vita della persona, e si ricercano eventuali associazioni tra le variabili esaminate. Questo tipo di analisi ha però un limite intrinseco, che cioè NON è in grado di stabilire un rapporto di causa-effetto tra le variabili che risultano tra loro associate: anche se le modalità di raccolta dei dati fossero state rigorose (e non è questo il caso), il fatto che si tratti di uno studio trasversale non permette di stabilire alcun nesso di causalità nell’associazione tra vegetarismo e malattia: il vegetarismo è causa di malattia? essere malati porta ad adottare un regime vegetariano? Altri fattori, diversi da questi, fanno risultare questa associazione che di fatto non esiste?
Qualunque sia la risposta, è tuttavia probabile che i risultati siano frutto uno scherzo del caso, dovuto oltre alla criticità nella raccolta dei dati, anche allo scadente metodo dello studio: all’interno di un vasto campione di circa 15.500 soggetti, era presente uno sparuto gruppo di circa 300 “vegetariani”, tra i quali la maggioranza consumava pesce, che sono stati messi a confronto con circa 1.000 non-vegetariani, scelti dai ricercatori tra circa i 15.000 non-vegetariani partecipanti al sondaggio. Un campione totalmente squilibrato.
Queste sono probabilmente le ragioni per cui i risultati di questo studio non sono in sintonia con i dati scientifici prodotti da circa 60 anni di studi sui vegetariani. Centinaia di migliaia vegetariani sono stati esaminati da ricercatori di più parti del mondo: i ricercatori hanno reclutato soggetti sani all'ingresso nello studio, che hanno seguito per decenni, ne hanno registrato con scrupolo le abitudini alimentari, lo stato di salute a partire da dati sanitari (ricoveri, registri di malattie) e non da interviste, e isolanto nel tempo coloro che avevano sviluppato una data malattia. Questi ultimi sono poi stati raccolti in gruppi distinti per tipo di malattia, e i ricercatori hanno analizzato i possibili fattori correlati con quest’ultima, traendo delle conclusioni sui rapporti reciproci. Solo un rapporto che si confermi come statisticamente significativo viene preso in considerazione e il fattore correlato con la malattia viene classificato come fattore di rischio, se aumenta nel tempo il rischio di sviluppare quella malattia, o fattore protettivo, se lo riduce.
Questo tipo di studi, che si chiamano prospettici proprio perché seguono nel tempo, per molti anni, molti soggetti, hanno una elevata forza dell'evidenza (a differenza di quelli trasversali): questo significa che i loro risultati sono in grado di dare informazioni attendibili su quali dei fattori associati sono legati da un rapporto di causa-effetto.
E i dati che derivano questi studi, condotti in più parti del mondo, evidenziano come, grazie alla loro dieta, i vegetariani tendano ad avere una miglior sensibilità all’insulina, ridotti tassi di tumore, diabete mellito di tipo 2, obesità, ipertensione, morte e ospedalizzazione per cardiopatia ischemica, e sin dall’età pediatrica un ridotto indice di massa corporea (BMI), rispetto ai non-vegetariani. Sono inoltre stati condotti alcuni studi di intervento che hanno dimostrato l’efficacia terapeutica delle diete vegetariane, a fronte di una buona accettabilità, sulle malattie metaboliche e cardiovascolari.
Ma tutti questi dati hanno goduto in Italia della radice cubica della risonanza di cui ha goduto questo nuovo studio, ammesso e non concesso che ciò sia accaduto. Come mai? Ma soprattutto, come mai un altro studio a firma degli stessi autori, pubblicato sempre nel mese di febbraio 2014 sulla rivista Wiener Klinische Wochenschrift (pag. 113-118), e condotto sull’intero campione di soggetti, non ha avuto alcuna menzione sulla stampa? Forse perché i giornalisti non avevano i fondi per scaricarsi l’articolo, a pagamento? O forse perché questo secondo studio porta a conclusioni che sono l’esatto contrario del primo, riportando che una dieta vegetariana sarebbe associata con un miglior stato di salute?
I risultati di qualunque nuovo studio, condotto su un argomento per il quale è già disponibile una vasta letteratura scientifica accreditata, devono venire analizzati sulla base di quanto già certo. E se un nuovo studio arriva a risultati differenti da quelli già ottenuti (situazione che si dice "priva di consistenza") potrebbe guadagnare l'attenzione del mondo scientifico e stimolare nuove ricerche sul campo, solo se esso è paragonabile, come "forza dell’evidenza" agli altri studi con cui viene confrontato.
Non è questo il caso di questo nuovo studio, che per quanto sinora esposto nulla aggiunge, nemmeno un minimo di dubbio, alla solida letteratura sulla migliore salute dei vegetariani, che è l’unica certezza di questo assurdo contenzioso, espressa anche dalle Linee Guida dietetiche USA, nel capitolo 5 (costruiamo sani schemi alimentari), dove il pattern vegetariano viene classificato tra i 3 pattern dietetici sani, assieme alla dieta DASH e alla dieta mediterranea.

But, think pink!!! L'altro verso della medaglia è davvero confortante, in fondo è il vero trionfo di questa commovente e patetica storia: sbandierare i risultati di questo studio sostenendo che "ribalta" quanto sinora noto, rappresenta non uno choc, ma al contrario un endorsement nei confronti della buona salute dei vegetariani, che ha potuto finalmente essere menzionata solo per poter sostenere il contrario. Ma la buona salute del vegetariani è invece, oltre che la premessa su cui si è innescata tutta la retorica delle ultime settimane, una certezza, che non può essere messa in discussione da questo "nuovo studio", che ha immotivatamente alimentato le speranze di coloro che hanno interesse a nascondere la verità, affinché “nulla cambi”.
Luciana Baroni, MD
Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana - SSNV
www.scienzavegetariana.it

REFERENZE UTILIZZATE


American Dietetic Association. Craig WJ, Mangels AR. Position of the American Dietetic Association: vegetarian diets. J Am Diet Assoc. 2009;109: 1266-1282.

Barnard ND et al, Diabetes Care. 2006 Aug;29(8):1777-83.
Burkert NT, Freidl W, Großschädel F, Muckenhuber J, Stronegger WJ, Rásky E. Nutrition and health: different forms of diet and their relationship with various health parameters among Austrian adults.  Wien Klin Wochenschr. 2014 Feb;126(3-4):113-8.
Burkert NT, Muckenhuber J, Großschädl F, Rásky E, Freidl W.  Nutrition and health - the association between eating behavior and various health parameters: a matched sample study. PLoS One. 2014 Feb 7;9(2):e88278.
Craig WJ. Nutrition concerns and health effects of vegetarian diets. Nutr Clin Pract. 2010 Dec;25(6):613-20.
Crowe FL, Appleby PN, Travis RC, Key TJ. Risk of hospitalization or death from ischemic heart disease among British vegetarians and nonvegetarians: results from the EPIC-Oxford cohort study. Am J Clin Nutr. 2013 Mar;97(3):597-603.
Ferdowsian HR, Barnard ND, Hoover VJ, Katcher HI, Levin SM, Green AA, Cohen JL. A multicomponent intervention reduces body weight and cardiovascular risk at a GEICO corporate site.  Am J Health Promotion. 2010;24:384-7.
Fraser GE. Vegetarian diets: what do we know of their effects on common chronic diseases? AJCN 2009 May;89(5):1607S-1612S).
Key TJ, Appleby PN, Rosell MS. Health effects of vegetarian and vegan diets. Proc Nutr Soc. 2006 Feb;65(1):35-41.
Key TJ, Appleby PN, Spencer EA, Travis RC, Roddam AW, Allen NE. Cancer incidence in vegetarians: results from the European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC-Oxford). Am J Clin Nutr. 2009 May;89(5):1620S-1626S.
Key TJ, Fraser GE, Thorogood M, Appleby PN, Beral V, Reeves G, Burr ML, Chang-Claude J, Frentzel-Beyme R, Kuzma JW, Mann J, McPherson K. Mortality in vegetarians and nonvegetarians: detailed findings from a collaborative analysisof 5 prospective studies. Am J Clin Nutr. 1999 Sep;70(3 Suppl):516S-524S.
Sabaté J. Vegetarian Nutrition, CRC Press 2001.
Tantamango-Bartley Y, Jaceldo-Siegl K, Fan J, Fraser G. Vegetarian diets and the incidence of cancer in a low-risk population.  Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2013 Feb;22(2):286-94.
Tonstad S, Stewart K, Oda K, Batech M, Herring RP, Fraser GE. Vegetarian diets and incidence of diabetes in the Adventist Health Study-2. Nutr Metab Cardiovasc Dis. 2013 Apr;23(4):292-9. 
Turner-McGrievy GM, Barnard ND, Scialli AR. A two-year randomized weight loss trial comparing a vegan diet to a more moderate low-fat diet. Obesity 2007;15:2276-81.
USDA. Dietary Guidelines for Americans 2010: Chapter 5: Building Healthy Eating Patterns.
Yokoyama Y, Nishimura K, Barnard ND, Takegami M, Watanabe M, Sekikawa A, Okamura T, Miyamoto Y. Vegetarian diets and blood pressure: a meta-analysis. JAMA Intern Med. 2014 Apr 1;174(4):577-87.

14 commenti:

Anonimo ha detto...


A quanto mi risulta, nel campione di 15500 intervistati, solo lo 0.2% (=30 individui) si dichiarava strettamente vegetariano e lo 0.8% (=120 individui, circa) si dichiarava latto-ovo-vegetariano. Per arrivare al campione di 330, sono state aggiunte persone che dichiaravano di mangiare pesce oltre a latticini. Inoltre, 13 vegetariani sono stati esclusi dal campione per difficoltà nell'abbinarli ad "analoghi" negli altri gruppi. Non risulta essere stata possibile una valutazione degli introiti calorici e della composizione effettiva delle diete. Può essere significativo un campione così raffazzonato?

dr. Luciana Baroni, MD ha detto...

appunto, no.

Anonimo ha detto...

Buonasera Dottoressa! Fa piacere leggere le sue considerazioni in merito a questo studio austriaco che cerca di allarmare la gente semplice ... Vorrei che i suoi colleghi vegetariani potessero avere più voce, esprimersi di più attraverso i media, per spiegare e testimoniare il beneficio della dieta vegetariana. Proprio ieri ho letto in una rivista il commento di un medico che riproponeva i pareri dello studio austriaco e facendo notare che una dieta priva di proteine animali può addiritura comportare disturbi mentali. Esagerato!!!

Anonimo ha detto...

..mi viene da ridere a leggere di gente che si considera vegetariana ma...mangia il pesce... è come dire:"sono una persona onesta, non rapino banche, rubo solo auto"

Marco Masi ha detto...

Si può avere per cortesia il link o il riferimento bibliografico all'articolo in questione?

Dato che l'obiezione "non esistono prove scientifiche che i veg siano più sani" è ubiqua, consiglio di creare una pagina web che citi i tre articoli scientifici più autorevoli (e possibilmente mantenuta up to date nel tempo) che dimostrano il contrario. Se non altro basterà un link per rispondere a questa tipica FAQ e mi risparmierei lunghe ricerche online per cui non ho peraltro le competenze. Grazie comunque per il suo impegno.

aurelio tibaldi ha detto...

Mi spiace dover ammettere, ancora una volta, che volendo si può dimostrare tutto e il contrario di tutto. La contesa continua, ma sappiamo che una dieta basata sui vegetali è sana fino a quando anch'essa è deformata da alimenti scadenti e rimaneggiati dall'industria. I mass - media fanno il loro lavoro di mercenari e nulla più.

dr. Luciana Baroni, MD ha detto...

Poiché non si tratta di una lista di discussione, il blogger si riserva la facoltà di rimuovere liberamente eventuali commenti postati da lettori, se off-topic o comunque inadeguati al contesto (anche in termini di lunghezza!).

Dieta e dintorni ha detto...

Buongiorno Dottoressa,
sono la ragazza che l'aveva intervistata a proprosito della dieta vegatariana! Come sta? :)

Sembra che il sistema cerchi di remare contro la nostra salute, perché più persone sane = meno entrate per business farmaceutico e annessi. Questi studi sono ridicoli e mal strutturati, specie se confrontati all'imponente documentazione ormai a favore di una dieta a base vegetale. Per fortuna, ciascuno di noi può valutare da sé: da quando ho orientato la mia dieta al consumo di alimenti di origine vegetale, io ho notato solo benefici: perdita di peso, più energia, pelle più pulita, zero influenze o raffreddori, addirittura la sparizione di una fastidiosa cisti ovarica che a detta dei medici non sarebbe mai andata via senza l'aiuto della pillola. Eppure così è stato... Il corpo, se trattato nel modo corretto, ha un potere di autoguarigione che non ha pari. Ma al sistema non conviene ammetterlo.

Ha visto i recenti servizi delle Iene a proposito delle guarigioni dai tumori grazie ad una dieta vegana/alcalina, e come la maggior parte dei medici intervistati cerchi di insabbiare e sminuire? Ma, come dice anche lei, è già cosa buona che se ne parli e che le persone inizino a porsi quanto meno delle domande.

Dottoressa, sarebbe bello se inserisse i pulsanti per la condivisione dei suoi articoli sui social network più noti (Google+, Twitter, Facebook). Perché sarebbe un piacere per noi che la seguiamo diffondere le preziose informazioni che pubblica sul suo blog, così che possano risultare utili anche ad altri.

Un caro saluto,
Giuliana

dr. Luciana Baroni, MD ha detto...

Io mi attengo solo a quelli che sono i dati in letteratura, quello che accade "all'amico di mio cugino" non può certo essere utilizzato per fare informazione, anche se può essere una piacevole chicchera da salotto. Attenzione a non mettere sullo stesso piano dati che sono abissalmente lontani come affidabilità, proprio se non si vuole fare il gioco di chi rema contro!

Sempre a Dieta ha detto...

Io sono vegano per etica (e per salute). Evitare le proteine animali , mi ha aiutato molto con la mia orticaria.

Anonimo ha detto...

Da alcuni mesi, anche se non interamente, seguo la dieta vegetariana (escludo carne, pesce, derivati dal latte, ma mangio due uova alla settimana). Tutto questo allo scopo di impedire la carenza di vitamina B12. Penso però che sia necessario integrarla per cui le chiedo se può consigliarmi la dose giornaliera e qualche marca. La ringrazio

dr. Luciana Baroni, MD ha detto...

scriva a info@scienzavegetariana.it

Roberto Natalizia ha detto...

buon giorno gentile dottoressa Baroni, grazie per tutte le informazioni tecniche che ci trasmette tramite internet, mi potrebbe indicare dove posso reperire la vitamina b12 da lei consigliata? cordiali saluti Roberto Natalizia vegan al 99% da piu' di un anno

dr. Luciana Baroni, MD ha detto...

per queste informazioni scriva a
info@scienzavegetariana.it