domenica 20 febbraio 2011

Lo stolto, il dito e la dieta vegetariana.


Primo capitolo capitolo dell'omonima saga.


Una recente rassegna sui meccanismi biochimici di alcuni nutrienti delle diete vegetariane e la loro implicazione clinica (Li, J. Agric. Food Chem. 2011) ha rappresentato nelle ultime settimane l’estasi per tutti i carnivori.

Va innanzitutto precisato che la differenza tra “rassegna” e “studio” è che la prima si limita a riassumere e analizzare i dati di vari studi e li mette in relazione con conoscenze disponibili, senza alcun contributo originale proprio degli autori ai risultati stessi.

E’ quindi accaduto che una lettura poco attenta od una successione di errori di traduzione abbiano portato a divulgare i contenuti di questa rassegna in modo totalmente erroneo, e in contrasto con quelli che sono i dati che derivano invece dagli studi che si sono occupati delle malattie cardiovascolari nei vegetariani.
Secondo quanto riportato dai mass-media, addirittura la dieta vegana sarebbe pericolosa per il cuore in quanto produrrebbe un pericoloso indurimento delle arterie, e altre fantasiose sadiche conseguenze.

Peccato che già nell’abstract l’autore stigmatizzi come gli onnivori presentino un cluster di fattori di rischio cardiovascolare significativamente superiore rispetto ai vegetariani, quali maggiori valori di BMI, rapporto circonferenza vita/fianchi, pressione arteriosa, colesterolo totale, LDL e trigliceridi plasmatici, Lp(a), attività del fattore VII della coagulazione, rapporto colesterolo totale/colesterolo-HDL, rapporto colesterolo LDL/colesterolo HDL, rapporto Acidi grassi totali/colesterolo HDL, e livelli di ferritina.

Riporta invece come nei vegetariani (compresi anche vegetariani appartenenti a Paesi emergenti, la cui dieta è sensibilmente differente da quella dei vegetariani dei Paesi occidentali a cui noi apparteniamo), siano stati invece descritti valori ridotti di vitamina B12 e di acidi grassi omega-3, che possono favorire l’aggregazione piastrinica e l’incremento dell’omocisteina, nonché più bassi valori di colesterolo-HDL.

L’Autore ipotizza quindi che queste alterazioni “may”, cioè “possano” (=modo condizionale) essere associate con un aumento del rischio trombotico e aterogeno, e pertanto suggerisce l’opportunità di aumentare le assunzioni di vitamina B12 e di acidi grassi omega-3 nei vegetariani, soprattutto nei vegani.

Ribadendo che i carnivori presentano un insieme di fattori di rischio di trombosi ed aterosclerosi superiore a quello dei vegetariani, l’Autore suggerisce che il rispetto degli introiti di questi nutrienti “possa” (may) essere in grado di ridurre nei vegetariani ogni predisposizione alla trombosi, situazione che “potrebbe” (might) aumentare il loro basso rischio cardiovascolare.

Questi i contenuti di un articolo che si limita a discutere, in chiave puramente teorica, alcuni aspetti metabolici dell’organismo umano.

A fronte di queste dissertazioni, l’evidenza che proviene dagli studi scientifici condotti sulla popolazione è invece quella di una sensibile riduzione del rischio di morte per malattie cardiovascolari nei vegetariani. I vegetariani sarebbero protetti nei confronti di queste malattie in virtù degli effetti favorevoli della dieta sullo sviluppo di altre malattie che sono anche fattori di rischio cardiovascolare (e mi riferisco a diabete, ipertensione, sovrappeso-obesità, ipercolesterolemia), e in virtù delle caratteristiche della dieta vegetariana stessa, in grado di apportare maggiori quantità di frutta, verdura, frutta secca, soia, fibre, antiossidanti, steroli, e minori quantità di grassi totali, saturi, sale.

Le linee guida per l’alimentazione vegetariana prodotte per la prima volta in negli USA nel 1997 hanno da subito inserito nelle raccomandazioni il rispetto delle assunzioni di omega-3 da fonte vegetale e di una fonte regolare di vitamina B12. Tutti i vegetariani dei Paesi occidentali sono informati di questo, e in molti rispettano questi consigli attraverso l’assunzione di noci, olio e semi di lino e altre fonti vegetali di omega-3, e l’assunzione di cibi fortificati o integratori di vitamina B12.

Se davvero lo stolto guarda il dito quando il saggio indica la luna, trasmettere a un’opinione pubblica prevalentemente carnivora la notizia “securizzante” (secondo la logica della mors tua, vita mea) che il cuore dei vegani è a rischio, e non urlare pubblicamente contro la strage che l’alimentazione a base di carne provoca quotidianamente, è azione non solo stolta, ma che mi permetto di definire un crimine nei confronti dell’umanità.

Secondo l’European Heart Network, nel 2008 le malattie cardiovascolari hanno rappresentato la prima causa di morte nella regione Europea OMS, dove ogni anno sono responsabili della morte di oltre 4,3 milioni di individui, pari al 48% di tutti i decessi (54% per le donne, 43% per gli uomini).

Sappiamo che il ruolo della dieta è importante, che la dieta può uccidere. Ma l’imputato non è la dieta vegetariana o vegana, bensì la dieta onnivora, che i cibi animali contribuiscono pesantemente a rendere un killer spietato.

Luciana Baroni, MD
Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana-SSNV

domenica 5 ottobre 2008

Vegpyramid

La dieta vegetariana degli italiani

Nel corso degli ultimi decenni i concetti che stanno alla base della Scienza della Nutrizione, in particolare l'adeguatezza nutrizionale di una dieta e le sue implicazioni sulla salute, hanno fatto sì che la dieta sia riconosciuta come la variabile dello stile di vita più efficace nell'influenzare, nel bene e nel male, lo stato di salute. Essa è in grado di esercitare effetti positivi nella prevenzione e nel trattamento delle principali malattie del mondo occidentale e per questo ha assunto un ruolo insostituibile nel campo della medicina preventiva.


A partire dall'analisi dell'adeguatezza nutrizionale di una dieta a base vegetale e analizzando la stretta interrelazione tra alimentazione e salute, queste Linee Guida dietetiche presentano i diversi cibi e gruppi alimentari, corredandoli delle informazioni pratiche e di esempi di menu, utili alla realizzazione di una dieta ottimale a base vegetale. Dieta che a livello internazionale trova proprio la sua più recente rappresentazione nella VegPyramid.

Gli ultimi studi sono concordi nell'affermare che qualunque dieta sana, anche se onnivora, deve basarsi principalmente su cibi vegetali. Per questo i consigli contenuti in questa guida non si prefiggono solo di aiutare i vegetariani italiani a operare scelte alimentari che siano all'insegna dell'adeguatezza nutrizionale, secondo le raccomandazioni dietetiche nazionali e internazionali, ma possono essere utilizzati da chiunque abbia a cuore la propria salute.

domenica 29 giugno 2008

La dieta Skinny Bitch*


di Luciana Baroni

Tradotto in mille modi, da “schifosamente magre” a “magre puttanelle”, già definito come un favoloso capolavoro di idiozia mista e in molti altri modi sprezzanti, arriverà nelle librerie a breve l’edizione italiana di questo best-seller americano.
Scritto da due ex-modelle, Rory Freedman and Kim Barnouin, si tratta dunque dell’ennesima dieta di moda? Perché ve ne parlo, io che sono contro tutte le diete intese come “regime”? Non perché ne ho curato io stessa l’edizione italiana, ma perché questo libro è un fenomeno. E non un fenomeno di stupidità, che fa assottigliare il cervello, assieme al sedere, come dice il migliore tra i tanti commenti malevoli che ho letto.
Volete sapere perché ve ne parlo, che poi è il motivo per cui ho accettato di adattarlo ai lettori italiani e che, coincidenza vuole, è forse anche il motivo per cui contro questa dieta sono già stati scagliati violenti commenti negativi, ancora prima che il libro sia disponibile sul mercato italiano?
Perché questa dieta, dal nome intraducibile, è in realtà nient’altro che una dieta vegana, cioè una dieta basata su cibi vegetali integrali naturali e su cibi confezionati che abbiano caratteristiche di affidabilità, cioè che oltre ad essere prodotti a partire da ingredienti biologici siano anche privi di componenti aggiunte dai dubbi effetti sulla salute.
Le nostre autrici sono due bellissime ragazze che hanno scelto di non mangiare più cibi animali per motivi etici, dopo essere venute a conoscenza della crudeltà e della sofferenza che permea ogni fase del processo produttivo di questi cibi, dalla nascita alla morte dell’animale. Di questa loro spinta etica è pieno il libro, nel cui interno Rory e Kim hanno scelto di inserire un intero capitolo dove descrivono quelle che sono le crudeltà perpetrate sugli animali all’interno dei macelli. Non male, per un libro apparentemente frivolo, non trovate? Forse le nostre amiche sono molte tacche più su degli altri inventori di diete pseudo miracolose. E forse sono tutt’altro che sceme, diversamente da quello che vogliono farci credere le malelingue che hanno recensito il libro quando non era ancora alla portata del pubblico italiano.
E dove sta quindi la novità? Beh, chi è già vegano o quasi vegano, forse la conosce già perché l’ha potuta verificare su di se. La novità è che finalmente questo tipo di alimentazione, sulla cui validità nutrizionale nessuno di veramente competente si sogna più di discutere, viene proposta al grande pubblico come un facile metodo per raggiungere e mantenere il proprio peso migliore. Come confermano i più recenti studi scientifici sulla relazione tra dieta vegana e peso corporeo.
Senza dover mangiare cibi improbabili o con abbinamenti assurdi, senza dover sacrificare il gusto, è sufficiente imparare a distinguere i cibi in due grandi categorie: cibi buoni o accettabili, cioè frutta, verdura, cereali integrali, legumi e alcuni prodotti confezionati a base di cibi biologici; cibi cattivi, o schifezze, crap: cibi animali e cibi confezionati con ingredienti di dubbia innocuità (aspartame, zucchero bianco, additivi, ecc).
Se volete essere magre e avere un aspetto favoloso, ci dicono Rory e Kim, mangiate solo cibi buoni e fate un po’ di attività fisica tutti i giorni. Altrimenti resterete, o diventerete presto, dei grassi maiali (concedetemi di utilizzare le parole originali, perché sono convinta che siano assolutamente prive di intenti offensivi e denigratori, e che Rory e Kim le abbiano scelte con l’affetto e la sensibilità di cui danno prova essere dotate in tutto il libro, alla stregua di una bonaria pacchetta sulla spalla per stuzzicare chi degli insegnamenti di questo libro dovrebbe fare tesoro).


*La dieta Skinny Bitch. Una guida dura ma sincera per smettere di mangiare schifezze ed essere magre, sane e assolutamente favolose, TEA, Milano 2008.

Gravidanza Vegana

di Luciana Baroni


Durante la gravidanza si assiste ad un incremento del fabbisogno nutrizionale della donna, che serve a far crescere non solo il feto, ma a permettere lo sviluppo dell’utero e a depositare i grassi e l’energia che serviranno dopo il parto per la produzione del latte. Una dieta vegana equilibrata è assolutamente in grado di fornire alla donna tutto quello che serve, senza alcun pericolo per la salute propria e del nascituro.

Poiché l’aumento delle richieste caloriche è, in proporzione, inferiore rispetto all’aumento delle richieste di alcuni nutrienti, il segreto per alimentarsi in salute durante la gravidanza è quello di soddisfare le aumentate richieste caloriche (circa 300 calorie in più al giorno) con l’assunzione di cibi ricchi di nutrienti, quali sono i cibi vegetali integrali.

Andrà comunque monitorato l’incremento di peso corporeo durante tutta la gestazione, perché esiste un peso raccomandabile da raggiungere al termine della gravidanza, che dipende soprattutto da quello che è il peso della donna all’inizio della gravidanza stessa, secondo la seguente tabella:

Aumento di peso raccomandato:

BMI al di sotto di 18.5: 12.7-18.1 kg circa
BMI da 18.5 a 24.9: 11.4-15.9 kg circa
BMI da 25 a 29.9: 6.8-11.4 kg circa
BMI al di sopra di 30: 5-9 kg circa


(BMI =peso in Kg/altezza in metri al quadrato)

Va comunque tenuto presente che ciascuna donna e ciascuna gravidanza sono differenti, e che l’interpretazione di tutti i consigli e raccomandazioni deve essere FLESSIBILE. L’aumento di peso è generalmente minimo durante le prime 12 settimane, poi dovrebbe seguire un incremento di circa 500 grammi alla settimana nelle settimane successive. Se è inferiore, significa che la donna mangia troppo poco e in questo modo penalizza non solo l’assunzione di calorie ma soprattutto di importanti nutrienti. Se l’incremento è superiore, può significare che la donna assume cibi troppo calorici ma poveri di nutrienti, il che può similmente portare a un’inadeguata assunzione di nutrienti.

Anche l’attività fisica è importante, la donna deve regolarmente praticare un po’ di moto leggero, per assicurarsi, attraverso l’aumentato fabbisogno calorico, un margine di sicurezza in più nell’assunzione di nutrienti. La donna in gravidanza può comunque contare su un meccanismo di autoregolazione che permette di assumere cibo nelle quantità necessarie all’organismo. Questo meccanismo è però efficace solo se la donna si alimenta di cibi naturali (cereali, legumi, frutta e verdura al naturale) e dedica almeno una mezz’ora al giorno all’attività fisica.

E’ molto più semplice riuscire a soddisfare le richieste di energia e nutrienti se si rispetta l’architettura fisiologica dei pasti, cioè di 3 pasti principali (colazione, pranzo e cena) e 2-3 spuntini (metà mattina, metà pomeriggio ed eventualmente prima di andare a dormire). Questo è particolarmente vero nel secondo e terzo trimestre quando l’”ingombro” addominale dato dalla progressiva crescita di volume dell’utero limita le quantità di cibo che la donna riesce ad assumere. Sono utilissimi, come spuntini, la frutta secca e seccata, i cereali e i succhi di frutta e verdura freschi, cioè preparati al momento in casa.

E’ importante che la donna in gravidanza aumenti le assunzioni di proteine, acido folico, vitamina ferro.

Una dieta variata, costituita cioè da tutti i gruppi vegetali (cereali, legumi, frutta secca, verdura, frutta fresca) è in grado di fornire i 6 grammi di proteine in più richiesti tutti i giorni. L’aumentato fabbisogno di ferro (30 mg al dì) invece può essere difficilmente soddisfabile solo con la dieta. Anche se i cibi vegetali sono ricchissimi di ferro, il cui assorbimento aumenta moltissimo in presenza di vitamina C, può essere necessaria l’assunzione di un integratore, ma solo se i livelli ematici di ferro (sideremia) e di ferritina sono inferiori alla norma. Infatti, eccessive assunzioni di ferro attraverso integratori possono interferire con l’assorbimento di altri minerali importanti (zinco, rame, calcio) e vanno quindi evitate. Lo zinco, il cui fabbisogno non aumenta, è adeguatamente fornito dai cereali integrali e dalla frutta secca, che devono far parte di qualunque dieta equilibrata a base vegetale. Infine, per quanto riguarda l’acido folico, va precisato che sebbene le diete vegetariane siano ricchissime di acido folico, tuttavia il fabbisogno di questo nutriente, così importante per prevenire le malformazioni del neonato, potrebbe non venire raggiunto solo attraverso il cibo, in quanto in gravidanza raddoppia (400 mcg). In presenza di assunzioni regolari di cibi ricchi di acido folico (verdure a foglia, legumi, cereali integrali) se i livelli ematici di acido folico sono soddisfacenti, l’assunzione dell’integratore potrebbe tuttavia non essere necessaria.

In gravidanza è inoltre importante garantire le richieste di nutrienti critici per l’alimentazione vegana, quali la vitamina B12, il calcio e gli acidi grassi omega-3. Le richieste di vitamina B12 in gravidanza sono lievemente più elevate (2.2 mcg al giorno) e vanno soddisfatte con l’assunzione di un integratore (almeno 10 mcg al dì) oppure assumendo cibi addizionati con questa vitamina, al momento scarsamente disponibili in Italia. Vanno invece evitati, nel limite del possibile, i preparati multivitaminici.

Per arrivare ad assumere i 1200 mg di calcio al giorno raccomandati, vanno privilegiate le fonti di calcio quali le mandorle, il tahin di sesamo, la verdura verde a foglia, i cavoli, i legumi, il tofu, i fichi, ed eventualmente si può ricorrere alle acque minerali ricche di calcio (oltre 300 mg per litro). E’ però altrettanto importante l’esposizione regolare alla luce solare, che permette la sintesi di vitamina D.

Infine, l’assunzione di acidi grassi omega-3, che non aumenta in gravidanza, va soddisfatta assumendo i semi di lino o meglio il loro olio, le noci, ma anche piccole quantità di alghe che, oltre a fornire DHA sono ricche di iodio e di taurina, nutrienti indispensabili al feto.

Esempio di menu per donne in gravidanza
(Spargere un po’ di alghe macinate su qualcuno dei piatti proposti. Bere acqua minerale ricca di calcio fuori pasto)

GIORNO 1
Colazione: Cereali cotti con frutta e latte di soia (arricchito con calcio)
Snack: Pezzetti di tofu con mandorle e succo di frutta (arricchito con calcio)
Pranzo: Insalata di fagioli lessati con cicoria, carote e sedano crudi conditi con limone e 1 cucchiaino di olio di lino, pane integrale, fichi secchi
Snack: Tempeh con limone e cracker, succo di frutta
Cena: Pasta condita con broccoli e 30 g di noci, ceci lessati con lattuga, pane integrale con maionese di piselli
Snack: Pane con crema di mandorle, tisana

GIORNO 2
Colazione: Tofu con fette di pane integrale e succo di frutta
Snack: Fichi secchi e mandorle con latte di soia (arricchito con calcio)
Pranzo: Minestra di legumi e farro con lievito in scaglie, bieta lessa con limone e 30 g di noci.
Snack: Cracker con hummus (con 2 cucchiai di tahin) e 1 mela.
Cena: Riso e limone con tempeh, insalata di rucola e pomodori, conditi con 1 cucchiaino di olio di lino
Snack: Latte di soia (arricchito con calcio), pane integrale con crema di nocciole

domenica 23 dicembre 2007

Mangia come parli

di Maria Camilla Mayr


"Ecco, io vi dò ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto che produce seme: saranno il vostro cibo" (Genesi, I, 29).

Persino la solitamente algida wikipedia assume toni apocalittici quando deve parlare dei VEGETARIANI, coloro i quali non mangiano animali. Perché costoro, che aumentano di giorno in giorno, saranno anche pacifici ma certamente sono implacabili quando si tratta di fare proseliti. La tattica è discreta, ma d'altro canto come si fa a ordinare una tartare dopo che "loro" hanno spiegato a voce alta al cameriere che non mangiano animali di NESSUN tipo, dato che in Italia la domanda classica del cameriere è "allora se è vegetariana possiamo darle un bel pesciolino ai ferri?".

In compagnia dei vegetariani ci si sente dei cannibali e ogni boccone di carne sembra fatto di spine, soprattutto se mentre mastichi ti spiegano che la questione è semplice, che anche Paul McCartney dice che non si può mangiare ciò che ha un volto. Immediatamente parte la carrellata sulle facce degli animali che hai incontrato nella tua vita, anche di quelli che hai visto quando ormai erano sulla teglia, senza contare i pesci che hai dovuto controllare per la cottura "finché l'occhio non era fuori".

Ed è lì che capisci perché i vegetariani sono irritanti: perché riescono a fare quello che tutti dovremmo fare ma non ne abbiamo il coraggio o la forza di volontà. Provate a dire a dei bambini di cinque o sei anni "ecco un bel piattino di coniglio arrosto!" e nei loro sguardi inorriditi vedrete la strada da seguire.

"Verrà il tempo in cui l'uomo non dovrà più uccidere per mangiare e anche l'uccisione di un animale sarà considerata un grave delitto" (Leonardo da Vinci).

fonte GiudizioUniversale.it

domenica 2 dicembre 2007

"Chi sono i vegetariani?"

Breve "slide show" che mostra alcune foto di vegetariani noti del mondo dello sport, della cultura, dello spettacolo, oltre ad alcuni vegetariani e vegan "storici".

Lo trovi qui: "www.scienzavegetariana.it"

Disturbi del comportamento alimentare: Anoressia e Bulimia

di Luciana Baroni

I disturbi del comportamento alimentare sono un problema serio che, se non viene individuato e trattato in ambiente specialistico, può mettere a repentaglio la salute e la vita stessa di chi ne è affetto.

Le condizioni di chi ne è vittima sono terribili oltre che sul piano fisico anche sul piano psicologico, in quanto queste persone non solo perdono il piacere del cibo ma anzi, sono in completa balia di un rapporto aberrante con il cibo stesso, che diviene il loro incubo, il loro aguzzino: è un nemico da evitare, come nell’anoressia, oppure viene ingerito in modo coatto, come nella bulimia. Anche il rapporto con altre persone, soprattutto familiari preoccupati per la situazione, diventa conflittuale, e i contatti sociali si riducono.

Questo tipo di comportamento non è altro che la manifestazione di una grave sofferenza profonda, psichica o emotiva, che è quasi sempre condizionato da cause sociali (magrezza estrema come status symbol di bellezza) e psicologiche (depressione o fobie legate all’alimentazione, carenze affettive). Il corpo diventa lo strumento finale attraverso il quale questo disagio trova sfogo.

Anoressia nervosa

In questa malattia, che significa “perdita dell’appetito da cause nervose”, la persona affetta (spesso ragazza adolescente) tende a un ideale di magrezza irraggiungibile, e per far questo riduce drasticamente l’assunzione di cibo.

Questo tipo di disturbo può comparire infatti più facilmente in ragazze o giovani donne che siano convinte (non necessariamente a ragione) di avere problemi di peso in eccesso: la persona anoressica quindi non si sente mai magra abbastanza, e pur continuando a dimagrire afferma di essere troppo grassa, non riuscendo a riconoscersi nel proprio corpo.

Così, la paura ossessiva di ingrassare o il desiderio ossessivo di perdere peso si trasformano in un rigido controllo esercitato sull’alimentazione, che sopprime lo stimolo dell’appetito, in realtà sempre presente: il cibo viene assunto in maniera saltuaria, preferibilmente in solitudine, dando la preferenza ad alimenti a basso contenuto calorico. Quando queste persone sono costrette a mangiare in compagnia di altre persone, poi alla fine del pasto scappano in bagno cercando di vomitare tutto quello che hanno mangiato.

L'anoressia si esprime attraverso un controllo ossessivo delle calorie e del peso: pian piano la quantità di cibo assunta viene ridotta al limite della sopravvivenza, e l’organismo va incontro a denutrizione, diventando pelle e ossa. In certi casi la situazione è così grave che può portare alla morte.

Le conseguenze fisiche dell’anoressia sono infatti quelli della denutrizione, e includono magrezza estrema, stitichezza, unghie e capelli fragili, perdita e corrosione dei denti, pelle secca, difficoltà a mantenere un’adeguata temperatura corporea, alterazioni cardiovascolari e insufficienza renale. I flussi mestruali cessano e si sviluppa una precoce osteoporosi.

I segni psichici includono un terrore immotivato di ingrassare, una distorta percezione del peso corporeo e dell’aspetto del proprio corpo, vissuto come inadeguato-deforme (dismorfofobia). Viene compromessa anche la capacità di ragionamento e critica, con negazione del problema, e compaiono disturbi del sonno, modificazioni della personalità, depressione o sbalzi d’umore, ansia, irritabilità, introversione.

I segni comportamentali includono estrema restrizione della quantità e della varietà di cibo, autoprovocazione di vomito od assunzione di lassativi e diuretici, attività fisica intensa, il tutto al fine di eliminare le calorie/il cibo dal proprio corpo. Nonostante le precarie condizioni fisiche spesso è presente iperattività, il profitto scolastico è brillante, la persona non è mai stanca. Possono anche essere presenti comportamenti autolesionistici, con ferite in zone del corpo solitamente nascoste.


Bulimia nervosa

In questa malattia, che letteralmente significa “fame da bue”, la persona (solitamente donna), è costretta, al di là della propria volontà e indipendentemente dalla sensazione di fame, a ingerire freneticamente e in maniera coatta enormi quantità di cibo, nei confronti del quale si sviluppa una vera e propria dipendenza, molto simile a quella verso vari tipi di droghe (alcol, caffè, stupefacenti).

La persona bulimica tende a compensare il proprio disagio interiore mangiando in maniera indiscriminata, ma questo atto non viene vissuto come un piacere, come nell’obesità, bensì come una sconfitta. Questo comportamento, nei confronti del quale il soggetto mantiene senso critico, compromette pesantemente l’autostima e genera sensi di colpa devastanti che immediatamente impongono il ricorso a pratiche “correttive”: autoprovocazione del vomito, assunzione di lassativi e diuretici, pratica di un pesante allenamento fisico.

La differenza con l’anoressia è che in questo caso la persona vuole in qualche modo “riparare”, “correggere” le conseguenze di un comportamento che correttamente ritiene aberrante, del quale è responsabile in prima persona e che non ha saputo controllare: l’assunzione di cibo in eccesso, utilizzato solo come sostegno emotivo.

Alcuni segni fisici della bulimia includono frequenti oscillazioni del peso corporeo, mal di gola, erosione dello smalto dei denti e abrasioni sulle mani, pelle secca e disidratata, flussi mestruali irregolari, sonnolenza e stanchezza.

I segni psichici includono pulsioni incontrollabili ad assumere grandi quantità di cibo, oscillazioni dell’umore, ansia, depressione, ridotta autostima, sensi di vergogna e di colpa.

I segni comportamentali includono frenesia e vomito (frequenti ritiri al bagno per vomitare) periodi di digiuno, eccesso di attività fisica, tendenza ad appartarsi e rifiuto a socializzare, piccoli furti di cibo nei negozi, sottrazione di alimenti in casa.

Anche se la bulimia non è chiaramente visibile come l'anoressia, perché queste persone non presentano modificazioni del peso corporeo sospette e quando sono in compagnia mangiano normalmente, è una malattia con conseguenze altrettanto devastanti sulla vita e la salute di chi ne soffre.

Cosa fare?

Se una persona della tua famiglia, probabilmente tua figlia o tua moglie, manifesta uno o più d’uno di questi segni, non significa necessariamente che sia ammalata. Nella vita può succedere di attraversare momenti di inappetenza o di intenso desiderio di cibo; soprattutto durante l’adolescenza, tali fluttuazioni sono il più delle volte fisiologiche. Inoltre gli adolescenti hanno frequenti oscillazioni dell’umore, e possono cercare di modificare il loro aspetto anche mettendosi a dieta.

Tieni presente che una dieta vegetariana non è correlata in alcun modo a questo tipo di disturbi, ma è possibile che chi sta sviluppando un disturbo del comportamento alimentare lo “mimetizzi” spacciandosi per vegetariano: in questo caso, dovrà metterti in sospetto la scarsità del cibo che si mette nel piatto e la monotonia delle scelte.

In ogni caso, se sospetti che tua figlia o tua moglie si stiano discostando da quello che può essere definito come un “comportamento normale”, non esitare a chiedere aiuto e parlane subito con il tuo medico di famiglia. Ricordati che devi cercare di mantenere a tutti i costi il contatto con lei, e per far questo la regola principale è quella di non lasciare trapelare la tua preoccupazione nei suoi confronti, evitando quindi di insistere sul cibo e sul suo aspetto fisico, e lasciando che esprima liberamente le proprie emozioni.

Le probabilità di guarire completamente sono molto alte, specialmente se la malattia viene diagnosticata in tempo. Per il trattamento, che spesso è combinato, cioè indirizzato a risolvere i problemi nutrizionali e quelli psicologici, bisogna rivolgersi a Specialisti del settore di riconosciuta esperienza, altrimenti si corre il rischio di perdere tempo prezioso e di compromettere la soluzione del problema.

In Italia esiste una rete di Centri ospedalieri convenzionati con il SSN che offrono programmi per la terapia dei Disturbi Alimentari
http://www.salus.it/alim/anoressia15.html
http://www.vitadidonna.it/sanitapubblica_000056.html


Riassunto dei criteri per la diagnosi di anoressia nervosa (Secondo il DSM IV, il manuale Diagnostico e Statistico per la classificazione dei disturbi mentali)
1. Rifiuto di mantenere un peso normale generalmente al di sotto dell'85% rispetto a quello previsto in rapporto all'altezza e all'età (che viene mantenuto al di sotto di quello normale in modo volontario e con notevoli sforzi da parte del soggetto).
2. Intensa paura di aumentare il peso e di perdere il controllo, anche se si è al di sotto dei valori normali, a tal punto che anche un aumento di pochi etti può provocare profondo disagio e angoscia.
3. Nessuna preoccupazione per il sottopeso. La forma del corpo, la distribuzione del grasso diventano la fonte primaria di inquietudine, sino al punto che tutta l'esistenza e il comportamento del soggetto ne vengono pesantemente influenzati. Per cui l'umore, l'autostima dipendono direttamente dal peso.
4. Assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi (amenorrea) dovuti fisiologicamente al sottopeso, che comporta l'inabilità fisiologica a procreare.